

64. Pane, patate e t: l'alimentazione dell'operaio inglese.

Da: P. Gaskell, La popolazione manifatturiera d'Inghilterra, in G.
De Rosa, Le rivoluzioni nell'et contemporanea, Minerva Italica,
Bergamo, 1974.

Se la situazione abitativa dei proletari inglesi e delle loro
famiglie era di fatto pessima (vedi lettura 62), non molto
migliori erano le loro condizioni alimentari. In questo brano il
medico e storico inglese Peter Gaskell, vissuto nell'Ottocento e
quindi testimone diretto degli avvenimenti, ne descrive la frugale
alimentazione giornaliera, consumata frettolosamente in fabbrica o
a casa, insufficiente a nutrire persone sottoposte ad un
pesantissimo lavoro, basata com'era essenzialmente su t, farinata
e patate, e scarsa invece di proteine.

Alzandosi all'alba o ancor prima, tra le 4 e le 5 del mattino
tutto l'anno, scarsamente ristorato dal riposo notturno, l'operaio
ingoia un frettoloso spuntino, o si affretta alla fabbrica senza
aver preso alcun cibo. Alle 8,30 ha mezz'ora, e in alcuni casi 40
minuti, di permesso per consumare la prima colazione. In molti
casi, la macchina continua a lavorare durante questo tempo,
obbligando l'operaio a sorvegliare il lavoro anche mentre mangia.
Questo, tuttavia, non avviene nella generalit dei casi. La
colazione gli viene portata in fabbrica; generalmente consiste di
un t non molto carico, quasi freddo, con un po' di pane; in altri
casi di un porridge di latte e farina. Tuttavia pi diffuso 
l'uso del t, corretto fin troppo spesso in questi ultimi anni con
gin o altri stimolanti.
Quando gli operai vivono nelle immediate vicinanze della fabbrica,
si recano a casa in questo intervallo; ma ci avviene raramente,
in quanto essi provengono dai luoghi pi diversi, alcuni vicini,
altri lontani; ma in maggioranza abitano troppo lontano per
lasciare la fabbrica per la colazione. Dopo di che l'operaio
lavora incessantemente senza che gli sia consentito un solo minuto
di riposo o di sosta.
Alle 12 la macchina si ferma, e c' un intervallo di un'ora per il
pranzo. Gli operai escono dalla fabbrica, e raggiungono le loro
case, dove di solito viene consumato il pasto. Esso consiste di
patate bollite, molto spesso mangiate da sole; a volte con un po'
di bacon, a volte con una porzione di carne. Quest'ultima,
peraltro, compare solo sulla tavola degli operai pi previdenti e
pi apprezzati. Se, come spesso accade, la maggior parte
dell'intervallo concesso viene necessariamente spesa nel compiere
camminando, o piuttosto correndo, il tragitto di andata e ritorno,
non c' tempo per osservare usanze. Il pasto  stato cucinato alla
meglio, da qualcuno lasciato a casa appositamente, non di rado
qualche bambino oppure un vecchio o una vecchia decrepiti. Tutti i
membri della famiglia si raccolgono intorno alla tavola, se ne
possiedono una, facendo a gara a chi pu divorare pi rapidamente
il misero pasto che hanno dinanzi, sufficiente, come quantit, a
placare i morsi della fame, ma di scarso valore nutritivo...
Appena terminato il pasto, la famiglia si sparpaglia nuovamente.
Non c' stata la possibilit di prendere alcun riposo, ed anche
l'esercizio fisico del camminare, in queste condizioni,  inutile,
perch eccessivo, ed anche dannoso, in quanto fatto in un momento
in cui il riposo  necessario per le funzioni digestive.
Nuovamente gli operai si trovano rinchiusi fra quattro pareti
dall'una fino alle 8 o alle 9 di sera, con l'eccezione di 20
minuti che vengono concessi per il t, il baggin time, come viene
chiamato. Quest'altro pasto sommario  quasi da tutti consumato in
fabbrica: consiste di t e pane di frumento, con pochissime
eccezioni. Durante tutto questo lungo periodo di tempo gli operai
sono attivamente e incessantemente impegnati a lavorare in una
sala affollata e con una temperatura elevata, sicch, quando
finalmente la giornata ha termine, essi sono esausti tanto
fisicamente che mentalmente. [...].
L'alimentazione base della popolazione manifatturiera  costituita
da patate e pane di frumento, annaffiati da t o caff. Si fa
scarso uso di latte, invece c' un certo consumo di farina o sotto
forma di torte cotte in forno o bollita in acqua per preparare un
porridge al tempo stesso nutriente, di facile digestione e di
altrettanto facile cottura. La carne costituisce una piccolissima
parte dell'alimentazione, e quel poco che viene consumato  spesso
di cattiva qualit. Nella categoria degli operai specializzati
nella filatura e di quelli che hanno migliori salari, la carne
magra figura nei pasti. Il pesce viene acquistato in una certa
quantit, ma sempre limitata, e comunque solo quando esso ha gi
subito una leggera decomposizione, essendo stato prima esposto nei
mercati e passato in un secondo tempo, non essendo stato venduto
tutto, nelle strade secondarie, e nei vicoli dove lo si pu
acquistare per una somma irrisoria. Non di rado vengono mangiate
le aringhe; e sebbene diano sapore ad un cibo altrimenti insipido,
esse non sono molto indicate per loro. Il processo di salatura,
che indurisce la fibra del tessuto animale, le rende di difficile
digestione, poco solubili come sono e pesanti per i loro stomaci
che non sono eccessivamente attivi o robusti. Anche le uova
costituiscono parte dell'alimentazione degli operai. Ma il cibo
base, tuttavia, rimane t e pane. Occorre poca fatica per
prepararli, e questa circostanza, unita alla mancanza di
un'adeguata organizzazione domestica, ne favorisce un uso assai
esteso da parte di una classe cos improvvida e trascurata come
quella degli operai manifatturieri.
